Un weekend da sballo con gente fichissima a casa mia.
Una cena, detta "la maialata" o "dell'Italia unita sotto il segno del porco": risotto con pastìn, salama da sugo, cotechino, ciccioli, sattizzu. I bambini esaltati dalla presenza della loro amichetta preferita (e devo ricordarmi ogni volta di non avvisarli della sua venuta, altrimenti stanno tutto il giorno a piangere alla finestra "Ma quando arriva la Pichipichi?") e che vogliono essere messi a letto dalla di lei mamma, sennò sono altri pianti.
Una domenica improvvisata detta "dell'Europa unita", con amici che non vedo mai e che si accontentano degli avanzi della sera prima e di un po' di nutella. Tutto il giorno a chiacchierare di Grecia, ospedali, lavoro, affetti, musica, spread, famiglia e a qualcuno saranno fischiate le orecchie per ore. I bambini incantati da disegni, un telefonino che si trasforma in videogioco e una fatina che ti tiene sempre in braccio.
Il lavoro nuovo, esaltante, con le ore che passano senza pesare, anche se sono ancora senza computer e senza penne.
L'amore, le belle notizie, una spruzzata di neve.
E però sono stanca morta e anche stasera andrò a letto alle dieci, e domani mi sveglierò ancora più sfinita e maledicendo la sveglia. Capita solo a me?




